La neurochirurgia funzionale
La neurochirurgia funzionale è una branca della neurochirurgia che si occupa del trattamento di malattie del sistema nervoso non causate da lesioni strutturali (tumori, etc), quali ad esempio il Morbo di Parkinson, il tremore essenziale, le distonie ed il dolore cronico di origine neuropatica. Queste malattie sono molto diffuse, causano spesso disabilità severa ed hanno un notevole costo sociosanitario. Recenti progressi tecnologici consentono di migliorare in maniera notevole i sintomi collegati a queste malattie, in particolare nel caso del morbo di Parkinson e del dolore cronico.
La stimolazione cerebrale profonda (deep brain stimulation, DBS) nel morbo di Parkinson
Il Morbo di Parkinson può essere trattato tramite la stimolazione elettrica continua del nucleo subtalamico. Tale intervento produce un notevole miglioramento sintomatologico ed è particolarmente efficace nel migliorare le fluttuazioni motorie tipiche dei parkinsoniani trattati a lungo con farmaci dopaminergici. Inoltre la stimolazione cerebrale profonda consente al paziente parkinsoniano di ridurre notevolmente le dosi di farmaci. Altre applicazioni della stimolazione cerebrale profonda includono il trattamento di altri disturbi del movimento come il tremore essenziale e le distonie.
 |
La figura illustra un paziente parkinsoniano in cui si è effettuato l'impianto bilaterale di stimolatori cerebrali profondi. |
|
Terapia chirurgica del dolore
I pazienti affetti da dolore cronico che non risponde alla terapia farmacologica tradizionale possono essere trattati chirurgicamente tramite l'inserimento a livello cerebrale o spinale di elettrodi in grado di modificare l'attività dei centri nervosi che mediano la percezione del dolore, oppure tramite l'introduzione di sostanze antidolorifiche direttamente all'interno del sistema nervoso.
Neurostimolazione
La stimolazione elettrica del tessuto nervoso è un mezzo semplice ed efficace per trattare stati dolorosi non responsivi alla terapia medica, comporta effetti collaterali minimi, non espone il paziente all'assunzione cronica di sostanze chimiche e non produce assuefazione o dipendenza. La stimolazione elettrica può essere applicata a livello spinale o cerebrale. La stimolazione cerebrale a sua volta si divide in stimolazione superficiale, che viene eseguita sulla corteccia motoria, o profonda, che viene eseguita sul talamo. In genere la stimolazione elettrica cerebrale superficiale viene impiegata per trattare dolori facciali a distribuzione trigeminale oppure dolori localizzati a livello dell'arto superiore.
Questa
radiografia del cranio mostra
l'impianto di uno stimolatore
della corteccia motoria per trattare
un caso di dolore facciale di
origine neuropatica. |
|
|
La stimolazione spinale consiste invece nell'introdurre
un elettrodo sulla superficie dorsale del
midollo spinale, a cavallo di una via nervosa
(le colonne dorsali) in grado di influenzare
la percezione del dolore. La stimolazione
spinale può essere effettuata a livello
cervicale e lombare e rappresenta un eccellente
opzione terapeutica in pazienti con dolori
a distribuzione segmentale.
 |
La
figura a lato illustra l'introduzione
di un elettrodo sulle colonne
dorsali del midollo spinale. L'operazione
viene eseguita tramite una piccola
apertura ossea. |
|
Infusione di farmaci nel sistema nervoso
In
casi in cui non sia possibile stimolare elettricamente
una via nervosa coinvolta nella percezione
del dolore, è necessario ricorrere
ad un diversa strategia che prevede l' infusione
continua di sostanze terapeutiche direttamente
nel sistema nervoso. Questo approccio riduce
enormemente gli effetti sistemici del farmaco
e ne aumenta drasticamente l'efficacia. Un
tipico esempio di questo tipo di intervento
consiste nell'infusione continua di morfina
oppure baclofen a livello della colonna lombare
per il trattamento di dolori lombari cronici
oppure sindromi spastiche.