Neuromed
e l’Epilessia
“Non
sono un medico- afferma P.G.- ma una persona
che conosce l’epilessia perché l’ha
vissuta dall’interno e che la vive ancora, ad ogni
controllo, ad ogni angolo di strada, dicendo alla gente
che si può sperare nella ricerca, che si può
controllare e se si è, fortunati, si può
anche guarire. Al Neuromed di Pozzilli, grazie ad un intervento
chirurgico sono guarito. Mi è stata regalata una
nuova opportunità. I problemi si possono affrontare
e superare, occorre informarsi e sperare, ma soprattutto
rivolgersi a un personale medico preparato e all’avanguardia.”
L’1% della popolazione mondiale è affetta
da epilessia, ne esistono 200 forme diverse e colpisce
tutte le età, prevalentemente l'infantile e la
giovane-adulta, con crisi prodotte da una disfunzione
di una parte del cervello che produce un'anomala scarica
elettrica. Oggi non solo è possibile controllare
le crisi con farmaci, ma talvolta non si è in grado
di dominare le crisi, oppure devono essere raggiunti dosaggi
così elevati da ridurre la qualità della
vita del paziente (es.disturbi del comportamento).
Per le epilessie "farmaco-resistenti" è
possibile, attraverso una sofisticata diagnosi, individuare
con precisione la zona del cervello da cui nasce la scarica
epilettica, per favorirne la rimozione attraverso un intervento
chirurgico. Si calcola che in Italia ben 20.000 casi possono
attualmente essere affrontati e risolti con questa innovativa
tecnica diagnostica e chirurgica.
Il Centro di chirurgia dell'epilessia
del Neuromed, ha iniziato la sua attività nell'aprile
del 1998, anche grazie alla raccolta fondi della trasmissione
televisiva Trenta Ore per la Vita. E’ stato riconosciuto
dalla Regione Molise Centro di altissima Chirurgia-Neurochirurgia
funzionale. Le strumentazioni di studio prechirurgico,
le sale operatorie dedicate, le apparecchiature di monitoraggio
(sistemi di registrazione e stimolazione intracerebrale)
e le dotazioni chirurgiche disponibili (robot stereotassico),
lo pongono fra quelli più tecnologicamente avanzati
a livello mondiale.
In quali pazienti epilettici
è indicato l’intervento chirurgico?
Interviene il Prof. Esposito, neurochirurgo
IRCCS Neuromed
L'intervento può essere preso in considerazione
qualora la terapia con i farmaci antiepilettici non funzioni
e solo nei pazienti in cui l’epilessia origini da
una circoscritta zona del cervello, il cosiddetto focolaio
epilettogeno. Bisogna verificare che questa zona non abbia
delle funzioni importanti, in maniera che la sua rimozione
non provochi danni rilevanti al paziente, quali ad esempio
perdita di forza o disturbi della parola. L’asportazione
chirurgica del focolaio epilettogeno blocca e crisi dall’origine,
ottenendo la guarigione dell’epilessia in un’elevata
percentuale di pazienti.

Come
si opera il monitoraggio del paziente?
Interviene l’esperto Dr.
Sparano, neurologo epilettologo dell’IRCCS Neuromed
I
pazienti che beneficiano della monitorizzazione VEEG (registrazione
simultanea EEG e video) sono quelli che hanno un’
epilessia farmacoresistente ( persistenza delle crisi
per più di due anni nonostante un adeguato trial
di 2 o più farmaci antiepilettici in mono o politerapia).
La monitorizzazione insieme ad una più ampia e
complessa valutazione prechirurgica è volta ad
identificare una potenziale area epilettogena unica responsabile
della epilessia, valutazione volta a poter indicare in
casi selezionati un intervento chirurgico resettivo.
La monitorizzazione 24 ore su 24 viene eseguita in ambiente
ospedaliero dove è presente una equipe composta
da neurologici epilettologi, psichiatri, neuropsicologi,
neurochirurghi, tecnici di neurofisiopatologia e personale
infermieristico particolarmente addestrati alla gestione
del paziente in corso di crisi epilettiche. Una volta
registrate le crisi in numero sufficiente e aver collezionato
altri dati strumentali e clinici il caso viene discusso
da una equipe multidisciplinare per decidere una eventuale
strategia chirurgica.

Come
si individua la zona da asportare?
Interviene il dr. Grillea
, neuroradiologo del reparto di Neuroradiologia Funzionale
dell’IRCCS Neuromed, diretto dal Prof. C. Colonnese
Tra le varie metodiche di studio dell’epilessia,
la risonanza magnetica ad alto campo (1.5T o 3.0T) assume
un ruolo fondamentale, soprattutto come indagine preoperatoria,
in quanto riesce nella maggior parte dei casi ad individuare
il focolaio epilettogeno. Grazie a particolari sequenze
mirate, volumetriche e inversion recovery (IR), si ottengono
immagini di dettaglio delle strutture corticali e sottocorticali,
che, elaborate e ricostruite con particolari software,
permettono un’esatta localizzazione della regione
da asportare. L’indagine è facile da eseguire,
non invasiva e richiede, quale unica raccomandazione al
paziente, di mantenere la posizione impostata per tutta
la durata dell’indagine, evitando movimenti che
potrebbero esser causa di immagini artefattuate.

Cosa
sta facendo la ricerca per l’epilessia?
Interviene il ricercatore Sergio
Fucile
Al Neuromed si effettua una ricerca traslazionale,
che presuppone cioè una stretta integrazione ed
un continuo scambio di informazioni fra laboratorio ed
attività clinica, con il fine ultimo di trasferire
in tempi brevi al letto del paziente i risultati dell’attività
sperimentale. I ricercatori del Neuromed studiano le cellule
neuronali dei focolai epilettogeni asportati chirurgicamente,
e l’effetto su di esse di diverse sostanze che mostrano
un’azione limitante rispetto al numero e all’intensità
delle crisi epilettiche.
Ottima è l’interazione tra la Neurochirurgia
della Clinica Neuromed e i fisiologi del gruppo di ricerca
del Prof. Fabrizio Eusebi, direttore del Dipartimento
di Fisiologia e Farmacologia “Vittorio Erspamer”
dell’Università “Sapienza” di
Roma e responsabile del laboratorio di Neurofisiologia
del Neuromed. Questa collaborazione è attualmente
incentrata sullo studio dei recettori del neurotrasmettitore
GABA, che sono responsabili della normale attività
inibitoria nel sistema nervoso centrale. I risultati del
lavoro dell’equipe scientifica mostrano che tali
recettori sono meno efficaci nell’epilessia del
lobo temporale rispetto agli individui normali, determinando
potenzialmente un’ipereccitabilità del tessuto
nervoso che può portare all’epilessia. Questi
studi sono di fondamentale importanza per capire le cause
di questa forma di epilessia molto diffusa e non sempre
trattabile con i farmaci, allo scopo di arrivare ad una
nuova terapia.