Cos’è
l’epilessia?
Il
termine epilessia proviene dal greco “epilambanein”
ovvero “colti di sorpresa”, in riferimento
all’imprevedibilità delle crisi che colpiscono
inaspettatamente alcune persone. Causa delle crisi è
un’improvvisa iperattività delle cellule
nervose che si sviluppa senza alcun preavviso e potrebbe
sconvolgere la vita di chiunque. Le crisi, che possono
durare meno di un minuto, sono costituite da sensazioni
o movimenti abnormi e, in molti casi, si accompagnano
a sospensioni della coscienza.
Fra una crisi e l’altra il paziente, generalmente,
non presenta alcun disturbo. L’epilessia coinvolge
un gran numero di persone (circa 500.000 italiani) che
vivono fra persone indifferenti e in una società
dove anche un minuto “di disagio” può
causare problemi di integrazione e di realizzazione dei
diritti civili.

Storia dell’epilessia
Era
il 1780 A.C. ed il codice di Hammurabi vietava agli epilettici
di contrarre matrimonio e di poter esercitare i propri
diritti. Passa il tempo (400 A.C.) e questa malattia è
stata definita da Ippocrate come “Il male sacro”.
Nel mondo cristiano gli epilettici venivano invece additati
come “indemoniati”, colpiti da uno “spirito
muto e sordo”. La svolta si deve all’approccio
razionale dell’Illuminismo quando per opera di John
Hughlings Jackson l’epilessia entra nel dominio
della neurologia.
Anche Socrate, Alessandro il Grande, Giulio Cesare, Napoleone,
Van Gogh, Flaubert, Dostovesky sono stati epilettici o
hanno presentato occasionali crisi. La storia cambia,
ma non si parla mai abbastanza di chi vive questa malattia
e dei disagi che comporta eppure in Europa ci sono circa
5 casi per 1000 negli adolescenti, 6 per 1000 nell’età
adulta e 7 per 1000 nelle persone con più di 65
anni.
E’ il 2008 eppure l’epilessia continua ad
essere una malattia che coglie di sorpresa, che cambia
la quotidianità e che si manifesta in diverse forme:
il 5% circa degli italiani vive l’esperienza di
una singola crisi; una condizione epilettica stabile che
interessa 500 mila persone. Solo l’80% controlla
le crisi e una percentuale ancora minore,che varia da
sindrome a sindrome, guarisce completamente. Ma vi è
invece un 20% che non è così fortunato e
presenta epilessie farmaco-resistenti.

Epilessia: esserne sorpresi
L’epilessia non è una condizione permanente
e, il suo sopraggiungere e ripresentarsi, coglie tutti
di sorpresa, provocando una grande stato di ansia. Quanto
meno è compresa la sua causa, tanto più
aumenta la preoccupazione che, spesso, è maggiormente
concentrata in chi assiste alla crisi e trasferita (o
più propriamente imposta) al paziente. La diagnosi
dell’epilessia non è una condanna, le cure
possono migliorare la qualità della vita delle
persone . Le manifestazioni cliniche di una crisi comiziale
possono essere molto diverse tra loro. Quelle più
note sono caratterizzate dalla perdita di coscienza con
caduta a terra associata a convulsioni. Esistono anche
manifestazioni diverse: muovere o percepire in modo strano
e incontrollato un lato del proprio corpo, compiere azioni
involontarie o credere di rivivere esperienze che invece
non sono mai state fatte. Le cause che determinano queste
manifestazioni sono numerose e per lo più riconducibili
a:
-malformazioni o degenerazioni della corteccia cerebrale;
-scompensi metabolici che interferiscono con l’attività
dei neuroni, a partire dalla febbre elevata;
-alterazioni del sistema vascolare del cervello (infarti,
emorragie,malformazioni vascolari);
-tumori;
-esiti di traumi cranici;
La
loro origine può essere congenita (ereditaria o
determinatasi nello sviluppo embrionale) oppure acquisita
( per una sofferenza cerebrale, dovuta a una malattia
o trauma).
Dalla parte di chi ha la
crisi…

Crisi con caduta, rigidità
e scosse
1)
Ricordati che la persona che ha avuto una crisi quando
“riapre gli occhi” vuole essere accettata,
aiutata, rispettata nei suoi tempi e non vedere solo il
“volto della paura”.
2)
Mantieni la calma, anche se è difficile annullare
l’impatto emotivo che suscita il sopraggiungere
di una crisi sia in chi vive sia in chi assiste.
3)
Ricordarti che sebbene i movimenti della persona che ha
la crisi sono molto agitati, la persona non sente dolore.
4)
La crisi deve evolversi liberamente.
E’
opportuno tuttavia:
- togliere gli occhiali e mettere qualcosa di morbido
sotto la testa;
-
evitare che indumenti o il cuscino ostruiscano il naso
e la bocca;
-
quando la crisi è finita ruotare la persona sul
fianco, per facilitare la respirazione,
-
non infilare nulla nella bocca di chi ha la crisi (forzandola
potresti fargli del male;
-
al termine della crisi la persona riprenderà comunque
il normale ritmo del respiro);
-
cercare di tenere la persona lontana da fonti di pericolo
come spigoli, vetri, elettricità e auto.
5)
In genere le crisi passano dopo alcuni minuti, segue una
fase in cui la persona appare stordita e che dura più
a lungo della crisi. E’inutile però portare
il soggetto in ospedale.
Occorre chiamare i soccorsi ed allarmarsi se la crisi
dura più di 5-10 minuti e se alla prima subentrano
senza ripresa altre crisi.
Assenze,
crisi parziali e automatismi
Le
assenze compaiono e scompaiono improvvisamente . Per pochi
secondi (5-15) si può avere lo sguardo fisso e
si perde reattività. Tali disturbi possono determinare
comunque la perdita di concentrazione in particolare a
scuola e non devono essere sottovalutati.
Le
crisi parziali sono molto variabili. Alcune comportano
movimenti abnormi nel lato opposto all’emisfero
coinvolto, per esempio clonie del volto, del braccio e
della gamba. Si può ruotare la testa e irrigidire
l’arto, avere disturbi della sensibilità
come formicolii in una zona del corpo, folate di odori
inusuali , sensazioni di pressione allo stomaco, nausea,
sentimenti di paura, o anche un improvviso senso di estraneità
o di confusione mentale.
Gli
automatismi sono movimenti prodotto durante le crisi,
quando la coscienza è depressa. Si può continuare
con un contatto alterato l’attività che si
stava compiendo. Si può schioccare la bocca, ridere
e cercare di spogliarsi. Si può anche parlare dicendo
cose senza senso, correndo il rischio di passare per ubriachi
o altro. Non è opportuno cercare di bloccare con
violenza le persone soggette a queste crisi, potrebbero
reagire istintivamente. Se il soggetto si dirige verso
un luogo pericoloso, con voce e modi delicati, cercare
di indirizzarlo verso una posizione sicura.
Parola
all’esperto (Prof. Mario Manfredi)
Epilessie:
sindromi e crisi
L’epilessia presenta un
grande numero di variabili, e la classificazione viene
continuamente aggiornata in base a nuove scoperte. Le
sindromi epilettiche sono costituite dall’insieme
delle crisi presenti in un paziente, con le loro cause
e la loro evoluzione.
Una semplice suddivisione delle sindromi epilettiche distingue
le epilessie generalizzate dalle epilessie parziali. Le
epilessie generalizzate coinvolgono, fino dall’inizio
della crisi, ambedue gli emisferi del cervello, ad opera
di una struttura denominata talamo e dei collegamenti
fra talamo e corteccia, che regola la eccitabilità
di tutto l’encefalo. Sono spesso forme di tipo genetico,
che possono essere trasmesse ereditariamente anche se
questo è un evento raro (viene infatti trasmessa
solo una generica tendenza alle crisi, che si manifesta
quando sono presenti numerosi e specifici fattori ambientali).
Un’altra causa di epilessie generalizzate sono le
patologie cerebrali diffuse dell’infanzia (per esempio
i danni da mancanza di ossigeno al momento del parto o
le infezioni cerebrali o delle meningi). Le crisi generalizzate
più frequenti sono le assenze, le mioclonie e le
crisi convulsive.
Le epilessie parziali prendono avvio invece in una ristretta
porzione della corteccia cerebrale, ad opera di una lesione
localizzata, la cui natura e assai variabile: cicatrici
da traumi cranici, esiti di lesioni circolatorie, tumori,
esiti di focolai infettivi localizzati, etc. La causa
delle epilessie parziali è di solito riconoscibile
con la risonanza magnetica. Quando non si riesce a evidenziare
alcuna lesione è frequentemente presente una zona
di malformazione della corteccia cerebrale, talmente piccola
che neppure un esame sensibile come la risonanza riesce
a renderle visibile.
Le epilessie parziali assumono (come si è detto)
aspetti diversi a seconda della zona lesa e quindi della
sede del focolaio epilettogeno (la zona da cui prende
avvio la crisi). Vi sono anche forme parziali di natura
genetica, cioè condizioni nelle quali una zona
della corteccia cerebrale appare particolarmente eccitabile;
sono tipiche dell’età infantile e adolescenziale
e tendono a esaurirsi e a guarire spontaneamente (sono
denominate infatti epilessie benigne).
Le crisi epilettiche sono ogget6to di una separata classificazione,
in modo da fornire al medico un a specie di vocabolario
per capire, in base al tipo di crisi, ove è più
probabile che sia localizzata la lesione responsabile
della patologia o se è invece può trattarsi
di una forma non lesionale(con le limitazioni appena dette),
eventualmente su base costituzionale o genetica. Il tipo
di crisi è molto importante anche per valutare
rischi connessi alla epilessia: le crisi che non modificano
la conoscenza (crisi semplici) sono meno pericolose di
quelle che disturbano il contatto fra paziente e ambiente
(crisi complesse). Quando la coscienza risulta disturbata
dalla crisi è importante sapere se il paziente
può rendersi conto, dagli eventi iniziali a coscienza
ancora lucida, che sta per sopraggiungere il disturbo
di coscienza. Inoltre è importante sapere se durante
la fase in cui la coscienza è disturbata compaiono
automatismi. Le crisi più pericolose sono quelle
che comportano caduta e convulsioni.
Quando si esamina un paziente con epilessia si formula
perciò una diagnosi di sindrome e di tipo di crisi,
per giungere ad una terapia mirata e il più possibile
efficace per quel determinato paziente.
I Farmaci antiepilettici
La terapia dell’epilessia
è basata sulla assunzione di farmaci che modificano
la eccitabilità delle cellule cerebrali e ostacolano
l’avvio della scarica parossistica che da inizio
alla crisi. Vi sono circa 20 sostanze efficaci per controllare
le crisi. La scelta del farmaco è basata sul tipo
di crisi e di sindrome, ma anche sugli effetti collaterali
del farmaco e sulle controindicazioni che può presentare
nel singolo paziente. La durata del trattamento dipende
dal tipo di sindrome, e cioè dalla tendenza della
crisi a ripetersi e dalla presumibile durata della epilessia.
Nelle forme secondarie ad una lesione non rimuovibile
chirurgicamente la terapia va spesso proseguita per tutta
la vita. Infine è necessario sapere che i farmaci
non guariscono dalla epilessia, ma solo dalle crisi: in
altre parole, la tendenza a presentare crisi si riaffaccia
appena la terapia viene sospesa, a meno che si tratti
di una di quelle epilessie benigne che tendono con il
tempo a guarire spontaneamente.
La ricerca farmacologia è perciò diretta
a cercare nuovi farmaci, più efficaci e con minori
effetti collaterali. Un altro elemento importante è
che il farmaco non interferisca con altre terapie: un
paziente con epilessia può avere necessità
di curarsi per altre condizioni, e questo accade sia nel
bambino che nell’adulto.
Criteri generali per il trattamento:
- l’epilessia va curata quando le crisi tendono
a ripetersi e compromettono la qualità di vita
del paziente
- l’inizio della terapia è spesso difficile,
poiché i farmaci provocano effetti collaterali
che il paziente non conosce
- l’inizio deve essere graduale, aumentando lentamente
la dose (questa fase si chiama titolazione e rende necessario
uno stretto contatto anche telefonico fra medico e paziente)
- la terapia va proseguita con regolarità poiché
improvvise sospensioni del trattamento possono favorire
lo scoppio di una serie crisi
- ogni variazione della terapia va perciò effettuata
con gradualità e consultando il proprio medico
- le condizioni del paziente e la risposta ai farmaci
va valutata periodicamente, con visite cliniche e esami
di laboratorio
- la durata del periodo libero da crisi che può
consentire di ridurre o sospendere la terapia è
d difficile giudizio, poiché vi sono sindromi (come
l’epilessia con crisi convulsive al risveglio) in
cui la crisi si ripresentano dopo periodi liberi anche
superiori a 10 anni
- il livello del farmaco nel sangue è un accertamento
utile, ma il giudizio di efficacia va basato sulle condizioni
cliniche e non sugli esami di laboratorio.
La terapia chirurgica
Il
trattamento chirurgico è diretto a curare le epilessie
parziali, con crisi invalidanti e che non rispondono favorevolmente
alle terapie mediche. L’intervento chirurgico si
propone di asportare la zona della corteccia cerebrale
da cui prendono origine le crisi, il cosiddetto focolaio
epilettogeno.
Non tutte le epilessie parziali resistenti ai farmaci
possono essere operate. E’ necessario infatti che
vi sia un focolaio unico, cioè una sola zona di
origine delle crisi; inoltre la zona che deve essere asportata
chirurgicamente deve essere un’area muta (“non
eloquente” nella terminologia utilizzata dai neurochirurghi),
cioè un’area della corteccia che non sia
deputata a funzioni elementari e non rimpiazzabili. Non
possono essere asportate le parti della corteccia cerebrale
responsabili del
movimento della metà opposta del corpo, della parola
o delle sensibilità elementari (anche se qualche
minimo deficit sensitivo può essere tollerato).
Rimuovendo una zona della corteccia si determina infatti
un deficit, si perde cioè il contributo che questa
zona apporta al funzionamento del cervello. Se la zona
da operare sovrintende al movimento, al linguaggio e alle
sensibilità non si può rinunciare a queste
funzioni per guarire l’epilessia; si tratta infatti
di funzioni che solo quella zona cerebrale è capace
di fornire.
Vi sono però larghe zone della corteccia cerebrale
(la maggior parte in realtà) che non hanno funzioni
specifiche, ma partecipano al concerto generale del cervello,
come uno strumento fra un’orchestra di mille elementi.
La funzione di queste zone può essere sostituta
dalle zone vicine o dalle zone simmetriche dell’emisfero
opposto. Inoltre, la corteccia sede del focolaio epilettogeno
funziona male , si tratta per così dire di uno
strumento stonato, rimuovendo il quale si migliora il
rendimento dell’”orchestra cervello”,
poiché non vi saranno più o vi saranno assai
meno crisi.
Per identificare la sede del focolaio epilettogeno è
necessario osservare le crisi, registrando l’EEG
mentre con una camera televisiva si riprende il paziente
(registrazione video-EEG), per poter riosservare con attenzione
(più volte, anche al rallentatore, come la moviola
del calcio) tutte le modificazioni che avvengono durante
le crisi e determinare con esattezza il punto del cervello
da cui prendono avvio. Bisogna osservare più di
una crisi, ma questo non è difficile poiché
il paziente viene ricoverato, registrato con EEG e TV
24 ore al giorno, dopo una riduzione temporanea della
terapia per facilitare la comparsa delle crisi. E’
di solito sufficiente un ricovero di 4-5 giorni., durante
i quali vengono anche effettuate tutte le prove neuro-psicologiche
per comprendere con esattezza se le funzioni dell’area
identificata consentono la sua rimozione..
Identificato il focolaio e ottenuto il consenso informato
del paziente si procede alla rimozione chirurgica della
zona prescelta. Alcune volte è necessario un intervento
preliminare per piazzare chirurgicamente alcuni elettrodi
per l’EEG direttamente sulla zona sospetta (elettrodi
subdurali e/o intracerebrali), per una maggiore sicurezza
sui confini esatti dell’area da operare. L’intervento
richiede chirurgi esperti ma non presenta grandi difficoltà
tecniche; l’esperienza del chirurgo è necessaria
per evitare danni alle zone vicine, rispettare esattamente
i limiti prescelti e non modificare l’apporto di
sangue al cervello.
Il successo della terapia chirurgica dipende dal tipo
di epilessia. Nelle epilessie temporali si raggiunge una
percentuale di successo completo dell’85% (85 su
100 pazienti saranno guariti, senza più crisi),
mentre nelle epilessie extratemporali ( di altri lobi)
la percentuale di successo scende al 60-70%.
Epilessia
e le donne
L’epilessia
presenta la stessa incidenza sia negli uomini che nelle
donne che presentano gli stessi sintomi e le stesse modalità
con cui si presentano le crisi.
Come
l’epilessia interagisce con la sessualità
di una donna?
Partiamo dalla comparsa del ciclo mestruale, che può
avere una certa influenza in relazione alla manifestazione
o scomparsa delle crisi epilettiche (condizionandone la
frequenza e le modalità d’insorgenza). In
particolare al mutare del quadro ormonale di una donna
(nello specifico sia la prima mestruazione che la ciclicità
del ciclo), è possibile che si verifichi la comparsa/scomparsa
di alcune forme di epilessia. In molti casi le crisi possono
essere influenzate dalle mestruazioni. Alcuni crisi presentano
una maggiore influenza prima o subito dopo la comparsa
del ciclo, altre durante l’evoluzione. In quest’ultima
fase, infatti viene prodotta una maggiore quantità
di estrogeni mentre prima delle mestruazioni si determina
una riduzione nella produzione di progesterone. Occorre
monitorare i dati dei cicli mestruali e delle crisi in
modo che il medico possa predisporre una terapia il più
possibile personalizzata potendo far riferimento anche
a questo dato.
La mamma
La
donna che ha l’epilessia può utilizzare tutti
i metodi contraccettivi, anche la pillola anticoncezionale
che non presenta in alcun modo la possibilità di
incrementare il rischio di crisi epilettiche. Anzi alcuni
farmaci antiepilettici possono ridurre l’effetto
della pillola anticoncezionale riducendone l’affidabilità.
Si consiglia sempre di far confrontare i propri medici
(epilettologo e ginecologo) per valutare l’uso di
una pillola a dosaggio ormonale maggiore o sostituirla
con altro mezzo anticoncezionale.
Quando si decide di diventare mamma , se l’epilessia
è presente nella vita di uno dei due genitori ,
si aprono una serie di interrogativi circa gli effetti
che tale patologia potrebbe avere sulla salute della mamma
e del nascituro.
Il
95% dei bambini nati da donne con epilessia sono perfettamente
sani e questa percentuale sarebbe più alta se i
futuri genitori nel programmare una gravidanza si avvalessero
con un buon anticipo del supporto,oltre che del proprio
medico di famiglia e del ginecologo, anche del neurologo.
Dal neurologo si possono acquisire le informazioni sulla
possibile ereditarietà e sulla percentuale di possibili
malformazioni del nascituro e nel caso di gravidanze non
programmate si può procedere alle necessarie azioni
di verifica e aggiustamento terapeutico. I rischi dovuti
al parto naturale sono uguali a quelli delle donne senza
epilessia. In presenza di frequenti crisi la donna può,
insieme al ginecologo e neurologo, valutare la programmazione
di un parto cesareo.
Dopo la nascita del bimbo di dovranno programmare l’allattamento,
garantendo alla madre un corretto rapporto di sonno e
veglia e al neonato azioni di cura che lo salvaguardino
in caso di crisi.
Bisognerà predisporre il fasciatoio in modo che,
in caso di crisi della mamma, il bimbo non corra pericoli.
Predisporre ulteriore sicurezza nel lavare il bambino
evitando qualsiasi rischio.
Epilessia e i bambini
Quando l’epilessia si manifesta in età evolutiva
occorre ricordare che gli organi e le relative abilità
del giovane stanno ancora maturando. Ciò comporta
una duplice attenzione sia rispetto alla patologia sia
rispetto alla persona. Il cervello si forma nei primi
6 mesi della gravidanza ma evolve in tutto l’arco
della vita. Tale evoluzione può influire sulle
cause delle crisi determinandone la possibilità
di scomparsa o modifica della loro frequenza e tipologia.
La diagnosi precoce dell’epilessia in un bambino
o in un ragazzo è fondamentale ed occorre rivolgersi
ai medici competenti, ovvero i neuro-psichiatri infantili
o neuro-pediatri. L’esame più comune che
permette di registrare l’attività elettrica
delle varie zone del cervello è l’elettroencefalogramma.
Altri possibili esami sono la risonanza magnetica con
cui è possibile osservare la forma del cervello,
la tomografia ad emissione di positroni con cui si osserva
la sua attività metabolica. Una corretta informazione
fornita ai genitori sia sul significato sia sulle tecniche
di esecuzione degli esami permetterà loro di preparare
adeguatamente i figli.
Parola
all’esperto (Dr. Giancarlo Di Gennaro)
Monitoraggio
EEG
L'elettroencefalogramma
(EEG) è una tecnica diagnostica molto preziosa
nella gestione del paziente con epilessia, basti pensare
che e’ in uso nella pratica clinica fin dagli anni
‘40 ed è a tutt’oggi un esame insostituibile.
Esso registra l'attività elettrica del cervello
ed è un esame frequentemente richiesto anche per
la diagnosi anche di altre malattie neurologiche oltre
che l’epilessia.
Il procedimento utilizzato è piuttosto simile a
quello dell’elettrocardiogramma in quanto si fissano
piccoli elettrodi di metallo nobile direttamente al cuoio
capelluto del paziente, in corrispondenza di punti ben
precisi e standardizzati in modo da “coprire”
le diverse aree della corteccia cerebrale sottostante.
Ciascun elettrodo viene collegato tramite un cavetto ad
un sistema di amplificatori e quindi ad un sistema di
registrazione del segnale elettrico, oggi quasi sempre
costituito da un computer, che consente di visualizzare
e quindi analizzare il cosiddetto “tracciato EEG”.
Nell’esame cosiddetto “standard” al
paziente viene chiesto di rimanere su una sedia in posizione
di riposo e con gli occhi chiusi. Durante l'esame sarà
sottoposto ad alcuni stimoli, come ad esempio una lampada
stroboscopica che produrrà dei flash intermittenti,
aprire e chiudere gli occhi a intermittenza, respirare
profondamente per qualche minuto, ecc
In condizioni fisiologiche normali, in una persona adulta,
a riposo, il ritmo che si ottiene dalle onde, ha una frequenza
di 8-13 cicli al secondo ed è chiamato ritmo alfa.
Nel caso di un paziente con manifestazioni cliniche di
sospetta natura epilettica l’EEG può (anche
se non sempre) mostrare delle alterazioni (le cosiddette
“anomalie irritative” quali ad es. onde aguzze,
punte, punta-onda etc) che possono avvalorare la diagnosi
di epilessia e anche precisarne il tipo, se focale o generalizzata.
L'esame in veglia dura all'incirca una mezz'ora, mentre
quello in corso di sonno ha una durata variabile da 2
ore, per le registrazioni diurne, all'intera notte per
quelle notturne ed e’ utile soprattutto nei casi
in cui l’esame standard non abbia fornito informazioni
dirimenti (la registrazione in sonno, infatti, può
essere considerata una modalità che facilita l’emergere
di anomalie epilettiche, soprattutto in alcune forme di
epilessia).
Il continuo sviluppo della tecnologia ha reso possibile
l’effettuazione di registrazioni di lunga durata
(EEG dinamico, Video-EEG) in modo da poter “catturare”
gli abituali episodi clinici di cui e’ affetto il
paziente. Ciò e’ molto utile nei casi di
difficile diagnosi in quanto la metodica consente di registrare
il segnale EEG (nel caso della video-EEG anche il segnale
video) proprio durante il verificarsi dell’episodio.
Nel caso dell’EEG dinamico (impropriamente chiamato
Holter, in analogia al corrispondente esame cardiologico)
il paziente porta con sé un piccolo apparecchio
registrante (dove vanno a finire i cavetti collegati agli
elettrodi posizionati sul capo) che consente la registrazione
di lunga durata dell’EEG mentre si svolgono le abituali
attività quotidiane. La video-EEG è un’
esame più sofisticato e si esegue in regime di
ricovero. Il paziente, infatti, oltre che sotto monitoraggio
EEG 24 ore su 24 e’ anche sotto monitoraggio video
mediante una o più telecamere a circuito chiuso
ed e’ spesso sottoposto ad uno scalo dei farmaci
antiepilettici per facilitare l’insorgenza delle
crisi. Tale esame consente una fine correlazione tra manifestazioni
cliniche ed eventuali modifiche del segnale EEG concomitante
ed è utile, in casi selezionati, nella diagnosi
differenziale di molte patologie “accessuali”
(epilessia, sincopi, crisi psicogene, disturbi del sonno),
ma soprattutto nell’ambito delle indagini eseguite
al fine di un trattamento chirurgico dell’epilessia
non adeguatamente controllata dai farmaci antiepilettici.
In questo caso, infatti, registrando le crisi ed analizzando
le loro caratteristiche elettrocliniche, è possibile
ipotizzare quale sia la regione della corteccia cerebrale
da cui originano le crisi del paziente, in modo da poterla
successivamente rimuovere chirurgicamente. In alcuni casi
più complicati, dove le registrazioni dallo scalpo
non consentono di delimitare con precisione tale regione
cerebrale, l’EEG può essere derivato direttamente
dal cervello posizionando gli elettrodi, mediante un intervento
neurochirurgico, direttamente sulla superficie corticale
(elettrodi subdurali) o nelle sue profondità (elettrodi
intarparenchimali). In tali casi la metodica consente
anche di “mappare” le aree corticali sede
di eventuali finzioni neurologiche importanti da non “toccare”
in corso di intervento, erogando stimoli elettrodi attraverso
i contatti elettrodici e valutando la contemporanea prestazione
nell’ esecuzione di specifici test neuropsicologici.
Parola
all’esperto (Prof. Claudio Colonnese)
Studio
Neuroradiologico nel Paziente Epilettico
Uno
studio “routinario” dell’encefalo è
spesso insufficiente per la diagnosi.
Essenziale l’integrazione tra neurologi, neurochirurghi,
neurofisiologi e neuroradiologi; è fondamentale
la completa collaborazione tra tutti gli specialisti poiché
si riesce a fare diagnosi di microlesioni solo dopo che
un paziente è stato completamente studiato
SCOPO
DELLO STUDIO
- Evidenziare eventuali cause di epilessia
secondaria
- Studio prechirurgico in caso di epilessia secondaria
- Studio prechirurgico in caso di epilessia farmacoresistente
Innanzitutto lo scopo dell’esame neuradiologico
è stabilire se l’epilessia è essenziale
(idiopatica) o secondaria a lesioni. Se si tratta di epilessia
secondaria o farmacoresistente bisogna indagare se è
risolvibile chirurgicamente. Il progredire delle metodiche
e l’affinarsi dell’integrazione tra gli specialisti,
ha nettamente ridotto la percentuale di epilessia cosiddetta
idiopatica poiché ha reso possibile l’identificazione
di lesioni di piccole dimensioni.
LESIONI
EPILETTOGENE DEL SNC
- Sclerosi temporale mesiale
- Anomalie di sviluppo corticale
- Neoplasie
- Amatomi
- Processi atrofico cicatriziali
- Malformazioni vascolari
- Patologia infettiva
Alcune delle patologie sopra elencate sono alla base delle
epilessie che non rispondono alla terapia farmacologica.
L’
Imaging
Le
immagini neuroradiologiche vengono abitualmente indicate
con questa parola inglese.
La Risonanza Magnetica è diventata da punto di
vista dell’imaging la metodica di elezione per lo
studio del paziente epilettico. La Tomografia Computerizzata
può essere a volte utile per integrazione o per
pianificare l’intervento chirurgico in caso di applicazione
di grid o elettrodi di profondità.
Esistono sequenze cosiddette standard ormai di uso routinario,
che consentono una diagnosi accurata delle lesioni epilettogene
ed esistono sequenze più particolari come la diffusione,
(DWI), la perfusione (PWI) , la spettroscopia (MRS) e
la tecnica di risonanza magnetica funzionale (fMRI).
Le tecniche routinarie, opportunamente applicate, adattando
inclinazione dell’acquisizione, spessore di strato,
campo di vista (FOV) e matrice ad ogni singolo paziente
consentono nella quasi totalità dei casi una corretta
diagnosi.
Le metodiche di spettroscopia possono utilmente integrare
lo studio per meglio comprendere la natura delle lesioni
rilevate, essendo in grado di valutare la presenza di
alcuni metaboliti che caratterizzano le diverse patologie.
Lo studio in diffusione (DWI) ci aiuta a riconoscere la
densità cellulare delle lesioni e la tendenza a
provocare edema e rigonfiamento del tessuto fornendo informazioni
sullo spazio interstiziale tra le diverse fibre che compongono
sia il tessuto patologico che quello sano.
Integrando tali sequenze è perfino possibile mettere
in evidenza i fasci di fibre che percorrono il sistema
nervoso, la loro direzione ed i loro rapporti con eventuali
lesioni, per meglio rispettare l’integrità
del p. in caso di intervento chirurgico.
Da ultimo risulta assai importante lo studio di fMRI.
che è in grado di rilevare quali sono le aree del
nostro cervello che, durante uno stimolo, fisiologico
o patologico, abbiano una maggior irrorazione di sangue
ossigenato, rispetto al parenchima circostante (tecnica
BOLD).
Ad esempio durante il movimento delle dita della mano
è possibile evidenziare un maggior afflusso di
sangue ossigenato a livello della corteccia motoria controlaterale.
In tal modo è possibile evidenziare i rapporti
tra lesioni ed aree funzionali importanti sia per comprendere
meglio i sintomi del paziente sia, soprattutto per meglio
programmare eventuali intervento chirurgici proteggendo
le aree funzionalmente eloquenti.
Con la tecnica sopra descritta si tenta di evidenziare
anche la presenza di focolai epilettogeni sfruttandone
l’ipervascolarizzazione .
Anche la medicina nucleare con la SPECT e soprattutto
con la PET è in grado di dare informazioni utili.
Oltre ad evidenziare l’attività metabolica
di eventuali tessuti patologici, è in grado di
valutare la eventuale presenza di aree a metabolismo accelerato
o ridotto a causa del focolaio.
La possibilità di legare con il tracciante metabolico
numerose sostanze offre la possibilità di aumentare
sensibilità e specificità di tali metodiche.
Attualmente, esistono apparecchiature di RM in grado di
offrire in contemporanea tutte le modalità di acquisizione
descritte sia routinarie che speciali da poter applicare
direttamente al paziente con epilessia durante l’esame
per una completezza diagnostica immediata. Tali apparecchiature
possono avere campi magnetici stabili di 1.5 o 3T che
consentirebbero soprattutto nell’ambito della spettroscopia
e delle tecnica di fMRI un miglior rapporto segnale/rumore
e quindi maggior precisione diagnostica.
Per il conforto del paziente attualmente, tutte le sequenze
routinarie possono essere eseguite anche con apparecchiature
aperte, per limitare il disagio nei p con problemi di
claustrofobia o nei bambini.
La terapia
Per
ognuna delle diverse forme di epilessia è possibile
realizzare terapia specifica, in relazione alla causa
delle crisi e alle condizioni individuali dei singoli
bambini. La scelta della terapia coincide generalmente
con l’assunzione di un farmaco in dosi correlate
al peso del bambino. Potrebbe quindi essere necessario
sottoporre periodicamente il bimbo alla verifica del dosaggio
tramite prelievi del sangue. Nell’80% dei casi il
farmaco prescritto o la chirurgia potrebbero riuscire
a mettere sotto controllo le crisi. Nei limitati casi
in cui le terapie non riescono a controllare le crisi,
occorre imparare a confrontarsi con esse, saperle affrontare
dovunque e in ogni momento. Informarsi aiuta a ridimensionare
la situazione senza poi scaricare le proprie paure sul
bambino con epilessia, causandogli possibili sensi di
colpa.
Nel diversificato mondo delle epilessie, a fronte di una
generale “normalità” di capacità
intellettive, sono presenti, in modo limitato, condizioni
di difficoltà cognitive e relazionali. L’attivazione
di un percorso d’integrazione scolastica non è
quindi una prassi obbligatoria, ma il percorso deve essere
attivato soprattutto se le crisi persistono. Questo aiuterà
a garantire una corretta comprensione, accettazione e
gestione da parte della comunità scolastica sia
quando vi siano associate invalidità cognitive/relazionali
sia nel caso di affaticamenti generati da effetti collaterali
dei farmaci. Occorre preparare gli insegnanti, gli operatori
scolastici e compagni di scuola a gestire un’eventuale
crisi.
La vita di un bambino o ragazzo però non è
limitata alle ore di scuola. Il giusto equilibrio tra
la necessità di sicurezza ed il grado di autonomia,
tra le attività desiderate e quelle possibili,
va sempre ricercato determinando alternative che il bambino
con epilessia possa vivere non come limitanti, ma come
ulteriori opportunità nello sviluppo delle proprie
capacità e propensioni.

Aveva
22 anni, quando cadde a terra per la prima volta in un
negozio, era la sua prima crisi epilettica. Quella che
vi sto per raccontare è la storia di una persona
che non si è mai arresa e che è giunta ad
un traguardo davvero importante. La sua forza ci può
far comprendere che anche chi soffre di epilessia può
avere una vita “normale” : andare a scuola,
lavorare, decidere di avere un bambino, e persino vincere
una medaglia olimpica. La protagonista di questa storia
è Marion Clignet, ciclista francese o meglio dire
campionessa olimpica di ciclismo. Marion non si è
mai arresa e si batte affinché l'opinione pubblica
abbia meno pregiudizi su questa patologia, e auspica che
tutti i malati riescano a superare i problemi e "usino
la malattia come uno stimolo per spiccare il volo”.
Da un’intervista dell’Adnkronos: “Dopo
la diagnosi ho dovuto modificare la mia vita - spiega
la ciclista francese - ho iniziato ad andare in bicicletta
e sono riuscita a conquistare due medaglie d'argento nell'inseguimento
individuale su pista, ad Atlanta 1996 e Sidney 2000. La
mia - prosegue- è la dimostrazione che è
sbagliato usare l'epilessia come scusa: deve essere utilizzata
come stimolo". Non sono stati anni facili per Marion,
giovane ed emarginata. "Mi dicevano di non parlarne
con nessuno - continua - e dovevo quindi vergognarmi di
qualcosa su cui non avevo controllo. Ho però trovato
la giusta motivazione proprio dall'epilessia, e sono riuscita
a ottenere buoni risultati nel ciclismo". La malattia
non l'ha mai lasciata sola. "Una volta - conclude
l'atleta - ho avuto una crisi poco prima di una corsa.
Mi sono ripresa, sono salita sulla bici e ho vinto quella
gara".
E altro…
Per quanto riguarda la patente, per coloro che sono ancora
in terapia per una forma di epilessia sarà possibile
averla solo se liberi dalle crisi da almeno due anni.
A questa età per molti si presenta il tema del
lavoro e, come per gli altri percorsi integrativi, se
si manifestano ancora delle crisi nonostante la terapia,
sarà opportuno procedere alla certificazione dell’invalidità.
Se la percentuale d’invalidità è del
46% o più è possibile iscriversi alle liste
del collocamento presenti negli uffici delle Province,
e si potranno avere delle agevolazioni per accedere a
una occupazione. C’è ancora molto da fare
per garantire la piena integrazione delle persone affette
da epilessia: il diritto alla guarigione, la conseguente
rimozione di tutte le discriminazioni derivate dalla patologia,
una più corretta definizione delle percentuali
d’invalidità e delle agevolazioni correlate.
Epilessia e gli anziani
Nella
nostra società , con il suo progresso economico
e culturale, la vita media si è prolungata, e si
è avuto anche l’incremento di casi di epilessia
nella popolazione anziana. Una maggior attenzione e delicatezza
vanno rivolte alle persone anziane con epilessia non solo
a causa delle problematiche connesse allo stato patologico,
ma anche alle possibili ulteriori difficoltà connesse
all’invecchiamento dell’organismo e ad una
possibile carenza di autonomia e indipendenza.
Bisogna prestare una particolare attenzione alla cura
di una persona anziana affetta da epilessia soprattutto
in presenza di:
-terapie farmacologiche per la cura di patologie concomitanti
quali i disturbi circolatori, cardiaci o quelli connessi
al diabete;
-difficoltà nella verifica della corretta somministrazione
delle terapie prescritte;
- maggiori rischi connessi alle crisi, in particolare
se caratterizzate da cadute e perdita di contatto con
l’ambiente.
L’aumento dell’aspettativa di vita si accompagna
ad un incremento di fattori di rischio per la salute,
connessi, ad esempio, all’ipertensione arteriosa.
Eventi quali ictus ed emorragie cerebrali sono spesso
dovuti all’ipertensione arteriosa non controllata.
Questi eventi patologici, che interessano oltre il 40
per cento della popolazione anziana, possono determinare
il manifestarsi di crisi epilettiche. Un danno al sistema
vascolare del cervello può determinare, a causa
di un apporto di sangue non idoneo all’organo o
ad una sua parte, l’eccessiva eccitabilità
dello stesso o di alcune sue cellule, i neuroni. Questo
può determinare la comparsa di una epilessia in
età anziana. Il paziente oltre alla terapia anticonvulsivante,
dovrà fare particolare attenzione a un costante
controllo della pressione arteriosa e agli altri fattori
di rischio per le malattie cerebrovascolari.
L’epilessia può essere causa di sincope,
una perdita di contatto con l’ambiente di breve
durata che, come alcune crisi epilettiche, può
determinare la caduta a terra e la perdita di coscienza,
associate a perdita di memoria riguardo a quanto accaduto.
In egual modo possono causare sincopi e svenimenti anche
altre malattie generali, tra cui alcune malattie del cuore
come le aritmie o le malattie delle valvole. Al presentarsi
di questi “svenimenti” è opportuno
che il paziente sia prontamente sottoposto a tutti gli
accertamenti del caso per definire diagnosi e terapia.
L’epilessia è associata anche al diabete.
Questa patologia può portare a numerose complicazioni
che possono interessare vari organi tra cui il cuore,
i reni e gli occhi. L’insufficienza renale, come
pure l’ipertensione arteriosa, entrambe connesse
con il diabete, sono un importante fattore di rischio
per l’insorgere di epilessie. Il controllo della
glicemia sarà quindi un fattore di importanza pari
alla terapia antiepilettica.

La
sicurezza di una persona anziana affetta da epilessia
si coniuga in primo luogo con l’assunzione certa
e corretta della terapia farmacologica.
Ciò non solo in riferimento ai farmaci anticonvulsivanti,
ma anche alle eventuali altre terapie che il quadro patologico
specifico richiede. È opportuno sia organizzare
un promemoria che semplifichi l’assunzione delle
terapie sia utilizzare strumenti che scandiscano gli orari
in cui esse devono essere assunte. Anche quando la persona
anziana non è sola è opportuno che, nei
limiti della situazione, la si responsabilizzi. È
importante responsabilizzare la persona anziana, tenuto
conto della reale situazione. Se la terapia riesce a intervenire
solo parzialmente sul quadro patologico della persona
anziana e le crisi si manifestano comunque, sarà
utile valutare la necessità di creare condizioni
di maggior sicurezza. Si dovrà prestare particolare
attenzione agli ambienti domestici, in particolare alla
cucina ed al bagno. In cucina si potrà preferire
l’uso di forni a microonde, evitando così
l’uso del gas. Per il bagno sarà opportuno
evitare la chiusura a chiave della porta, preferire la
doccia (seduta) alla vasca ricordando di aprire prima
l’acqua fredda e poi miscelarla con la calda. Sarà
inoltre opportuno rimuovere vetri, specchi, oggetti acuminati
o spigoli vivi. Parlare con la persona anziana di questo
tema con serenità e senza allarmismi, sarà
parte della cura necessaria.
Promemoria
Se
le crisi si manifestano nonostante la terapia, non dobbiamo
rinchiuderci in casa.
Parliamone
con i parenti, gli amici ed il medico per valutare, in
base al tipo di crisi che viviamo, i comportamenti da
seguire.
Sarà
sempre opportuno inserire all’interno dei documenti
di riconoscimento utili informazioni in caso di soccorso.
Se la patente ci è stata tolta a causa dell’epilessia,
ci verrà ridata dopo due anni trascorsi senza avere
crisi.
